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Unalome: alla scoperta di sé stessi

Nella pagina principale ho menzionato l’unalome, che poi è anche parte del nome di questo blog.

Al giorno d’oggi è un simbolo molto utilizzato soprattutto nell’ambito dei tatuaggi, anche perché è esteticamente molto grazioso. Il tatuaggio unalome, infatti, è generalmente piccolo e discreto e si adatta a quasi qualsiasi parte del corpo. Può inoltre essere personalizzato come si vuole, aggiungendo altri elementi decorativi – fiori, linee, punti ecc…

Ma alla fine, cos’è un unalome? Qual è il suo significato e da dove ha origine?

L’unalome è il simbolo buddista del percorso esistenziale dell’essere umano. Rappresenta il nostro cammino della vita che va dal totale caos alla piena consapevolezza e pace con il mondo. Infatti, ogni linea del simbolo dell’unalome, rappresenta graficamente tutte le tappe del percorso di vita di una persona. Andiamo a scoprirle.

Unalome: significato

Spirale: La spirale è l’inizio del cammino: rappresenta lo stato di confusione, paura e insicurezza dell’uomo. A mano a mano che l’individuo cresce e affronta la vita, con tutte le sue difficoltà e imprevisti, piano piano inizia a capirci qualcosa. Non ha ancora ben capito chi è, né in che direzione precisa sta andando, però inizia a comprendere una piccola parte del mondo.

Linea a zig-zag: ed ecco che, dopo una iniziale presa di coscienza, l’uomo esce dal caos – cioè dalla spirale – però entra in una serie di circoli viziosi. Inizia a porsi attivamente delle domande per cercare di capire meglio sé stesso e il mondo che lo circonda. Però, nella sua ricerca, è frequente che entri in dinamiche ripetitive. Detto in parole povere, ripete sempre gli stessi errori. E questo non dev’essere per forza visto in maniera negativa perché, ripetendo più volte un errore o rimanendo incastrato in più un circoli viziosi, l’uomo capirà di essere parte di un meccanismo che non funziona, che non lo porterà a nulla e che non lo farà progredire. 

Linea retta: il periodo burrascoso dello zig-zag – il cosiddetto “sbatterci la testa più volte” – porterà alla comprensione e alla consapevolezza. Nella fase della linea retta, l’uomo è riuscito ormai a capirsi e a comprendere non solo quello che NON vuole, ma anche quello che più desidera, quello di cui ha veramente bisogno e si impegnerà al massimo per ottenerlo. Ha chiari i suoi valori e le cose che sono importanti per lui; sa chi è e qual è il suo scopo nella vita. Sa che la vita è sofferenza, ma che questa fa parte del gioco e che i momenti di gioia la rendono degna di essere vissuta. E ha imparato ad accettare gli eventi con serenità, sia quelli piacevoli che quelli sgradevoli.

Puntino: il puntino dopo la linea retta rappresenta il nirvana. La piena e totale consapevolezza e accettazione della vita. Nella filosofia buddista, non esistono eventi “positivi” o “negativi”; per intenderci, non esiste la fortuna o la iella. L’evento non è bello o brutto, semplicemente è. Dipende da come lo leggiamo.

unalome-significato
Unalome: significato

Il mio unalome

Personalmente ci ho messo anni a capire cosa andasse bene per me e quale fosse il mio posto nel mondo. Il mio Sentiero Unalome è stato abbastanza burrascoso.

Un esempio di percorso unalome è stato il decorso della mia carriera lavorativa. 

A diciott’anni non avevo idea di cosa fare, né di chi sarei diventata da adulta. Avevo – e ho – una passione viscerale per la scrittura, per la danza, per la psicologia e le arti in generale (musica, teatro, e chi più ne ha più ne metta).

Potrete immaginare che, con tutte queste passioni, il processo di scelta non fu molto semplice; inoltre un sacco di persone non smettevano di ripetermi che, dedicandomi anche a solo uno di questi miei interessi, non avrei trovato lavoro.

E dato che non è piacevolissimo immaginarsi senza un soldo e sotto un ponte, decisi che era meglio andare sul sicuro: mi iscrissi a Economia e Marketing. Non era esattamente la mia passione nella vita, però gli anni universitari trascorsero serenamente; le materie erano interessanti e credevo avessi, in fin dei conti, fatto una buona scelta.

Dopo una laurea triennale e una specialistica, entrai nel magico mondo del lavoro. E nella fase dello zig-zag.

Iniziò un susseguirsi di stage – che poi ogni azienda non rinnovava per “mancanza di budget” – in cui venivi formata il primo mese e poi proseguivi lavorando in autonomia, come se fossi un dipendente a tutti gli effetti. Di conseguenza, il carico di lavoro era molto sostenuto, ma non avevi l’esperienza per poterlo gestire al meglio; questo ovviamente capitava a me, come a tutti gli stagisti della mia età con i quali mi confrontavo. Mal comune mezzo gaudio insomma.

Dopo ogni stage in azienda dovevo comunque continuare a lavorare, avendo un affitto sulle spalle. E, ogni volta, decidevo deliberatamente di non rinchiudermi tra le pareti di un’ufficio. 

Forse stavo già iniziando a capire qualcosa di me stessa.

Così, la prima volta che decisi che avrei provato a lavorare a contatto col pubblico, mi armai di un sorriso smagliante e tanta buona volontà e iniziai a bussare alle porte di ogni negozio di calle Serrano, la via più chic di Madrid.

In una settimana feci tre colloqui e dopo poco iniziai a lavorare in un negozio di scarpe.

Era un lavoro completamente diverso da quello al quale ero abituata. Mi facevano malissimo le gambe, ma adoravo il contatto umano e tornavo a casa serena.

Continuai così per tre anni: lavoravo in azienda o agenzia, mi saturavo e tornavo a lavorare in negozio per “staccare la spina”, tipo vacanza. E poi, di nuovo, tornavo in ufficio.

Zig-zag, zig-zag… 

Arrivò così l’illuminazione: mi resi conto che stavo ripetendo lo stesso schema in continuazione.

Ma perché?

Ecco che avanzai nel mio percorso unalome e arrivò la consapevolezza, la mia linea retta: il modello lavorativo standard non andava bene per me. L’ufficio 40 ore alla settimana nemmeno. Lavorare con i numeri non faceva parte della mia persona, non mi smuoveva niente dentro. 

Pensai alla me diciottenne. Cosa diavolo c’entra la psicologa-attrice-scrittrice-rockstar con i grafici le percentuali di variazione delle vendite MoM?

Questa è la parte più importante del mio sentiero unalome: avevo capito che ero rimasta intrappolata in anni di zig-zag, cercando a tutti i costi di incastrare la mia personalità in contesti che non rispecchiavano la mia persona.

E ogni volta, finivo ripetutamente a fare altro, come lavorare in un negozietto, con i suoi orari bizzarri ma la bellezza del costante contatto umano. Così poi succedeva che, quando tornavo a casa, mi rimanevano ancora un sacco di energie e ispirazioni per scrivere, che è quello che amo.

È stata proprio questa l’illuminazione: rendermi conto che stavo arrancando in un circolo vizioso che si ripeteva all’infinito.

E con questa consapevolezza, decisi di interromperlo, giungendo così alla mia linea retta, che mi ha portato verso dove sono ora.

Punto

Anzi, puntino.

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